Cesareo: uno spot superficiale e fuorviante

16 settembre 2010

In giorni in cui la malasanità sembra accanirsi drammaticamente contro puerpere e neonati dal Sud al Nord Italia, stride l’imperversare sulle reti televisive nazionali uno spot superficiale e fuorviante.
“Scegli il parto cesareo solo se necessario!”: il cesareo non è una scelta, tanto meno della partoriente, è un intervento chirurgico che va fatto se ne ricorrono le indicazioni mediche. E’ un ‘obbligo’ quando può salvare una vita, un abuso quando non ve ne siano le reali necessità cliniche.

Mentre l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda un tasso di cesarei non superiore al 15%, l’Italia con quasi il 40%, (con punte regionali che rasentano il 60%) è il secondo paese meno virtuoso al mondo ed espone le donne cesareizzate a un pericolo di vita di 2,8 volte superiore rispetto al parto vaginale e quasi la metà dei nuovi nati a venire al mondo con una modalità ‘imprevista’ dalla natura.
Un’anomalia senza precedenti che dipende da tantissimi fattori: dall’eccessiva medicalizzazione di processi naturali quali la gravidanza e il parto, all’aumentata età delle madri; dalla disorganizzazione delle strutture, alla tendenza ‘difensiva’ della medicina; dalla mancanza di controllo sanitario, al sistema di rimborso (DRG) che, di fatto ‘premia’ e incentiva le pratiche più costose; dalle più diverse inefficienze, alle carenze degli organici; dalla ‘rarefazione’ delle nascite, alle convenzioni ‘allegre’ con i privati; dall’accorpamento che fa convergere anche le nascite fisiologiche in strutture dedicate alla patologia, alle difficoltà linguistiche e culturali delle nuove cittadine, all’impreparazione dei giovani medici ad assistere senza impugnare il bisturi…
Tutti problemi che andrebbero affrontati e corretti in fretta per fronteggiare l’emergenza, mentre nulla si è visto, al di là di uno spot che dà a intendere che la responsabilità di tutto sia da attribuire alle partorienti che ‘scelgono’ il cesareo. Mandandolo in onda dalle televisioni pubbliche si alimenta una convinzione sbagliata e si getta sulle spalle della donna in procinto di partorire il senso di colpa se il medico, in scienza e coscienza, ritenga indispensabile intervenire chirurgicamente.
Dietro alla dolcezza delle immagini c’è il frutto avvelenato della prepotenza del potere: per poter continuare indisturbati a praticare un’ostetricia interventista e lucrosa che abusa del cesareo, con uno spot falso e ipocrita (firmato da un’associazione privata che si è data il pomposo titolo di ONDA Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna) si fa credere che siano le donne, vittime, le responsabili. E così si avallano comportamenti medici rischiosi e una politica che ha perso di vista la propria responsabilità.
E’ lo stesso meccanismo mentale di un altro spot visto nei mesi scorsi che, fingendo di occuparsi della sicurezza nei luoghi di lavoro, mentre si lesinano mezzi e norme, scarica la responsabilità di ‘stare attentò sulle spalle del lavoratore.
Pubblicità subdole e pericolosissime che, al di là dei –falsi- messaggi immediati, mirano con arroganza a minare una cultura di presa di coscienza reale dei problemi, di solidarietà e responsabilità collettiva.

Spetta alle donne, sempre più deprivate dall’esperienza di un parto naturale, sempre più fatte sentire incapaci, bisognose, capricciose smascherare questo puerile tentativo di farle apparire come ‘responsabili’ del cesareo subito, mentre sono vittime di una sanità (e di una televisione) che ha perso ogni etica e rispetto.

Sen. Tiziana Valpiana
Presidente Onoraria
Associazione ‘Il Melograno’
Centri Informazione Maternità e Nascita

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Una risposta a “Cesareo: uno spot superficiale e fuorviante

  1. Con tutto il rispetto per Tiziana Valpiana e per le donne, io trovo superficiale sì lo spot descritto nel comunicato, ma anche il comunicato stesso e le conclusione che trae.
    Non è un caso se la percentuale di cesarei effettuati in Italia è quella, ed affermare che dipende unicamente dalla classe medica – utilizzando lo stesso atteggiamento a senso unico – è una falsità.
    Secondo qualcuno mai le donne si sognerebbero di far le capricciose e pretendere come un diritto, un’opzione sul parto, quello che correttamente è ricordato come intervento chirurgico: ebbene, qualcuno si sbaglia, perché se è vero che esistono linee guida che stabiliscono quando e perché il cesareo è realmente necessario, è altrettanto vero (e lo scritto riportato lo conferma) che la libera coscienza ne fa un uso improprio.
    Coscienza del medico, però, di nuovo, mai della donna interessata… figuriamoci: si sa che, oggigiorno, il paziente è remissivo e non chiede, non esige, non sindaca e contesta, non parte spesso già sostituendosi in anticipo al medico e decidendo per lui. Macché.
    Le donne furibonde che commentarono il mio, persino banale, j’accuse al cesareo per moda e incultura infatti me le sono sognate, così come la loro idea che il cesareo sia una possibilità di evitare il dolore su ordinazione (!).

    Francamente, rifletterei un po’ di più sulla connivenza che medico e paziente, talvolta, instaurano. ‘Ché la medicina preventiva è un bel danno, ma la sua controparte è una schiera di pazienti arroganti.
    E fingere che questi ultimi non esistano, non significa proteggere la dignità di alcuno, ma fare i concilianti.

    Il colmo è il lamento sullo spot che parla di sicurezza sul lavoro. Il meccanismo è il medesimo: si dice che lo spot scarica tutta la responsabilità sul lavoratore, implicitamente addossandola tutta al datore di lavoro. Ma le situazioni critiche non le creano soltanto i “padroni”, costringendo molti a scegliere tra rischio e disoccupazione; le creano anche quei lavoratori, e non si contano, che fanno quel che gli pare perché è più comodo. A loro, a quelli che se parli di casco o maschera protettiva ti sghignazzano in faccia e pensano che le morti bianche capitino sempre altrove, che non c’entrino mai con ciò che loro fanno; è dedicato quello spot, la cui più grave pecca potrebbe al massimo essere l’inefficacia.

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